mercoledì 5 gennaio 2011

La Prima Cosa Bella


La livornese Anna (Stefania Sandrelli al presente, Micaela Ramazzotti da giovane) è in punto di morte e la figlia Valeria (Claudia Pandolfi) chiama al suo capezzale il fratello Bruno (Valerio Mastrandrea), professore insoddisfatto ed inquieto, nella speranza di ricostruire il rapporto fra questi e l'anziana madre, compromesso molto tempo prima. Mentre in lunghi flashback Bruno rivive i ricordi dell'infanzia, l'esplosiva ed incontenibile vitalità di Anna, la gelosia paterna, la separazione dei genitori, le tribolazioni, il rapporto di amore e odio con la madre (donna bella e dai costumi disinvolti) fino alla rottura dovuta ad incomprensioni di quand'era adolescente, i nodi del passato vengono al pettine (c'è un fratellastro, mai conosciuto prima) e tutti i conflitti irrisolti si sanano in un epilogo melenso.
Se l'intenzione non era malvagia nel voler mettere in scena il bilancio esistenziale e degli affetti di un uomo infelice perchè ancora incapace di dimenticare il passato e trovare una propria autentica identità, ripercorrendo gli eventi all'origine del suo male interiore (intenzione che riesce soprattutto nel tratteggiare il rapporto con la sorella Valeria, forse il più sincero del film), i cliché abbondano, la sceneggiatura strizza l'occhio al pubblico amante dei sentimentalismi, il finale delude (ogni dissidio è conciliato, ogni tensione rilasciata, ogni scelta è quella giusta), il messaggio di fondo (la vita va vissuta sull'onda delle emozioni più genuine, senza compromessi) è piuttosto scontato. Salviamo qualche battuta divertente ed una prima parte tutto sommato discreta, ma non si va comunque oltre il classico esempio di commediola italiana, provinciale e furbetta, che trova la soluzione a tutti i problemi nell'atteggiamento scanzonato (e un po' nostalgico) e nel calore protettivo della famiglia.
Il titolo rimanda ad una canzone della colonna sonora. Candidato italiano all'Oscar 2011 come miglior film straniero: chi l'ha selezionato preferendolo al capolavoro L'uomo che verrà si presta ad essere tacciato di autolesionismo.




Regia: Paolo Virzì
Anno: 2010


Giudizio: **



2 commenti:

  1. Matteo Ferrucci10 gennaio 2011 12:09

    ahahhaha! diciamo che sei stato fin troppo diplomatico nell'ultimo paragrafo.....

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  2. Ehehe, hai ragione!

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