giovedì 4 novembre 2010

My Son, My Son, What Have Ye Done


Brad (Michael Shannon) ha ucciso la madre con una spada e si è barricato in casa, facendo intendere di avere due ostaggi con sè. La polizia ha circondato l'edificio, mentre un detective della omicidi (Willem Dafoe) ascolta le testimonianze della fidanzata e del regista con cui Brad aveva lavorato a teatro, interpretando Oreste nell'Orestea di Eschilo. Attraverso vari flashback sono così ripercorse le diverse tappe della sua pazzia, manifestatasi a partire da un viaggio in Perù.
Due grandi nomi della cinematografia di autore firmano questo film insolito e disturbante, prodotto da David Lynch con Werner Herzog alla regia, e stilisticamente si vede: ottima la fattura, con un uso sapiente della telecamera (rimarchevole più d'una inquadratura), una fotografia pulita e ricca di colori e giochi di luce/ombra, una stretta sinergia fra sceneggiatura, colonna sonora (ora psichedelica, ora melodica) e richezza visiva nelle ambientazioni. Il folle percorso del protagonista (che riprende, per altro, una storia vera) è costellato di suggestioni stranianti (l'ossessione per fenicotteri e struzzi, il delirio sconnesso ed enigmatico, il legame morboso con la madre, le tendenze schizofreniche). Ma le atmosfere, per quanto inquietanti ed ambigue, non bastano a dar spessore e contenuto ad un film surrealista, teatrale e spesso criptico, che non sembra, in verità, aver poi molto da dire, fatto salvo per il significato simbolico e liberatorio del matricidio di Brad e per il tema della identificazione fra attore e personaggio, qui spinto fino alle sue estreme conseguenze.



Regia: Werner Herzog
Anno: 2009


Giudizio: **1/2

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