martedì 2 novembre 2010

The Social Network


Basato sul libro Miliardari per caso di Ben Mezrich: la storia di Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg) e di come, inventando il social network virtuale più famoso al mondo (Facebook), abbia contribuito a rimodellare le interazioni umane e la realtà moderna, oltre a divenire il più giovane miliardario del pianeta. Storia raccontata attraverso il filo delle controversie legali che Zuckerberg ha dovuto affrontare, accusato di aver rubato l'idea ad altri studenti di Harvard e di aver ingannato il cofondatore Eduardo Saverin (Andrew Garfield), estromesso dai vertici della società con uno scaltro espediente finanziario.
Il successo di pubblico e, soprattutto, di critica che ha incontrato questa pellicola di Fincher è per certi versi sorprendente: si è scelto un registro non particolarmente originale, a metà fra il documentarismo ed il film giudiziario (confronti continui fra i personaggi, dialoghi fitti ed incisivi, deposizioni ricostruite tramite lunghi flashback), si sono condensati molti fatti e caratteri in un tempo relativamente breve (un paio d'ore circa), si è peccato inevitabilmente di affrettatezza ed approssimazione nella caratterizzazzione delle figure secondarie. Eppure, non si fatica a cogliere ciò che veramente colpisce di The Social Network, vale a dire la vicinanza (nello stile, nella regia) a quella modernità che vuole raccontare (non a caso è il primo film ad essere girato con telecamere digitali a risoluzione 4096x2160), "l'aderenza quasi mimetica alla materia narrativa, qui raggiunta grazie alla definizione di uno spazio visivo [che è] la cifra visuale di ogni ambito della contemporaneità" (Franco Marineo, I Duellanti); la capacità di raffigurare un'istantanea veracissima del neocapitalismo della new economy e del boom informatico, del volto nuovo dell'american dream, di quella mitologia di tipi che fanno ormai parte dell'immaginario ultramoderno made in USA: il nerd sociopatico ed indifferente, ma ambizioso fino all'ossessione (Mark), l'elite aristocratica e lobbistica dei figli di papà che frequentano i club più esclusivi, l'arrivista cinico e spietato ma col fascino dell'uomo di mondo (Sean Parker, interpretato da Justin Timberlake), il perdente debole e frustrato, ma dalle emozioni più umane (Eduardo). Fincher racconta bene un viaggio nel presente/futuro per coglierne i tratti salienti, le differenze rispetto al passato (anche recente): quelli che ci mostra non sono più gli squali in giacca e cravatta degli anni novanta, ma ragazzini smisuratamente narcisisti, alternativi eppure conformissimi, individualisti, ossessionati dai vecchi miti dell'edonismo, del sesso, dell'evasione dal sè (alcol, droga), come bloccati nel relazionarsi al prossimo, sia questi una ragazza o l'amico di una vita. Se, quindi, indubbiamente qualcosa manca al film per farne una pietra miliare, lo si recupera, almeno in parte, sul piano del rinnovamento del linguaggio cinematografico e della freschezza di uno sguardo che fa riflettere su cosa stiamo, ineluttabilmente, diventando.


Non è Facebook quello di cui Social Network soprattutto racconta. Piuttosto Fincher gira un Wall Street aggiornato a trent'anni dopo, e più disperante. (Roberto Escobar, Il Sole 24 Ore)



Regia: David Fincher
Anno: 2010


Giudizio: ***

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